Ritratto di famiglia

Lui ha 11 anni. Spesso cammina incespicando, come se qualcosa volesse trattenerlo dal contatto con la terra, l’aria di chi ha perso il filo dei pensieri chissà dove, chissà per chi. Scrive sempre, la sua Olivetti di terza mano è l’oblò da cui guardare a un mondo che non ha ancora sfoderato tutti i misteri, i sorrisi e le trappole di cui è capace. Un mondo che esiste al di là della coltre della fantasia, ben oltre il limo dei sogni di bambini svagati. Prima di andarsene mi dice, sai già cosa farai in agosto? Lui non sa, non può sapere, che forse mi perderò in uno strampalato on the road del cazzo tra Calabria e Croazia, deciso all’ultimo momento per dimenticare i due volti spessi come le lame di una forbice. Come due cicatrici da cui non mi libererò mai
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Innocenza

Osservo. Studio. Penso. Ti penso. Parlo di te, al telefono, al vento, a vanvera. Poi smetto, quasi senza volerlo. Tra le mani mi (ri)capita un libro che sto leggendo.

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Fotografie

“Le tue fotografie sono meditazione”. La frattura di un pomeriggio che, nonostante mille buoni propositi, finisce per attorcigliarsi su questa frase. “C’è il bisogno di radici, la disillusione, ma soprattutto tanta speranza in quei colori scuri e nelle ombre con cui tu giochi”. Il tempo di una telefonata che si trasforma in un colloquio con il Sé.

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Without you my life would be boring

Superata quota 200 fan su Facebook. Superfluo dire che sono contento? 🙂

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Ostinata. Seriale.

E così ci troviamo di nuovo a parlare di noi. Di nuovo: sottolinearlo fa bene perché è l’ennesima volta che ci succede. L’inferno ha dato il cambio al paradiso e ora che ci sentiamo fuori dai rispettivi black-out, ci troviamo con una tazza di caffè in mano e le macerie nell’altra. Casa tua è un intrigo di silenzi pericolosi che non tengono conto delle amiche, dei loro tentativi di ricostruirti una vita fatta di passeggiate nel verde, corsia, psichiatra e gente a caso.

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Dio tascabile (e intanto i Mogwai, e il Glasgow Celtic..)

Ritrovare amici perduti lungo la strada è una dimostrazione che avere fede, dopotutto, ha senso. Il tempo è passato, le maree ci hanno portato lontano e reso diversi dall’immagine che coltiviamo di noi dieci anni fa. Siamo stati trasportati di spiaggia in spiaggia, abbiamo attraversato vuoti e reciproche mancanze: eppure in pochi minuti il nastro si riavvolge e annulla. Il senso del tempo scompare camminando all’indietro: del tempo e dei tempi e delle attese, delle parole che non ci sono state e di quelle che invece quei vuoti li hanno riempiti.

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L’uomo in silenzio

Mio padre ha sempre parlato poco e continua a farlo tuttora, affastellando silenzi su silenzi. Se penso a lui da giovane, la prima scena che mi torna in mente è questa. Siamo in giardino: lui torna dal lavoro, la tuta verde sporca di olio e ruggine. Odore di ferro e di giganti macchinari che tuttora immagino come enormi draghi metallici.

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